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cap 5 del "Magick Without Tears" di Aleister Crowley
Tradotto dal Lupo

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Cara Soror

Fa ciò che Vuoi sarà Tutta la Legge.  

Si, ammetto ogni cosa! E' stata tutta colpa mia. Guardando ai miei passati scritti, vedo che il mio unico tentativo mirato a disporre un' ontologia del suono era la mia prima annaspante brochure Berashith 1. Da allora mi sembra di aver dato per scontato che tutti ne conoscessero il contenuto; facendo riferimento ad esso; citandolo; ma senza mai mettermi a dimostrare la tesi, o neanche ad organizzarlo in un discorso a punti. Il Capitolo 0 del Magick in Theory and Practice vi sorvola sopra; la "Sistemazione Napoletana" nel Libro di Thoth schiva l' argomento con un' ingenuità davvero diabolica. Chiedo a me stesso perchè. E' eccessivamente strano, poichè ogni volta che penso alla Equazione, vengo colto da un brivido di appassionante bagliore che questo sempiterno Enigma della Sfinge avrebbe dovuto essere risolto alla fine.
Concedetemi ora quindi il piacere, ed a voi il comfort, di formulare il problema dal principio, e dimostrando la solidità della soluzione - dimostrando che la contraddizione di questa Equazione è impensabile. Siete pronti? Via!  

   

A. Siamo consapevoli.


B. Non possiamo dubitare dell’ esistenza (sia che che essa sia “reale” o “illusoria”, non fa differenza) di qualcosa, poichè il dubbio in sè è una forma di consapevolezza.
C. Ammassiamo insieme sotto il nome di “Esistenza”, o di “Universo”, tutto ciò di cui siamo consapevoli. “Cosmo” non è adatto a questo scopo poichè la parola implica “ordine”, che al presente livello del nostro discorso, è una mera ipotesi.


D. Tendiamo anche a pensare che l’ Universo contenga cose di cui non siamo consapevoli, ma ciò è del tutto ingiustificabile, sebbene sia difficile pensare a qualcosa senza fare una tale ipotesi. Di conseguenza, si potràe giungere ad un nuovo ramo della conoscenza – diciamo, Istologia, o Hammurabi, o il linguaggio degli Irochesi, od i poemi dell’ Ermafrodita di Panormita. Sembra che siano tutti davvero pronti ad aspettarci, semplicemente non possiamo credere che stiamo facendo il tutto mentre procediamo. Dato che tutto ciò è un totale sofismo, potremmo soltanto aprire il contenuto delle nostre menti. E ancora, una cosa cessa di esistere quando la dimentichiamo. La risposta è che non ne si può essere sicuri. Personalmente sono convinto dell’ esistenza di un Universo al di fuori della mia immediata consapevolezza, ma è anche vero che non esiste per me a meno che e finchè non diverrà parte della mia consapevolezza.


E. Tutto il paragrafo D è in forma discorsiva, poichè qualsiasi cosa tu possa credere di esso, non sfiorerà affatto l’ argomento di questa lettera. Ma qualcosa va inserito, tanto per prevenire che la tua mente obbietti cose irrilevanti. Continuiamo quindi dal C.


F. Qualcosa è 2. Questo qualcosa appare incalcolabilmente vasto e complesso. Come è venuto all’ esistenza? Questo è, in breve, l’ “Enigma dell’ Universo”, che è da sempre stata la prima preoccupazione di tutti i seri filosofi da quando l’ uomo ha cominciato a pensare.


G. La risposta dell’ idiota ortodosso, solitamente avvolto in oscuri termini nella speranza di celare al postulante il fatto che non sia affatto una risposta, ma un evasione, è: Dio lo ha creato.
Allora, ovviamente, chi ha creato Dio? A volte abbiamo un Demiurgo, un Dio creativo dietro cui vi è una qualche Grandezza eterna senza forma a confondere il tutto!
A volte l’ Universo è supportato da un elefante che a sua volta sta su di una tartaruga... a quel punto si spera che il postulante sia troppo stanco e confuso per chiedere che cosa sostenga la tartaruga.
A volte, un grande Padre e Madre cristallizzano un pò di quest’ enorme nebulosa di “Elementi” – e così via. Ma nessuno risponde alla domanda; almeno, nessuna di questi muli inventa Dio, con le loro incurabili menti da luogo comune.


H. La seria filosofia ha sempre cominciato scartando queste puerilità. E’ stata per necessità divisa in queste scuole: la Nichilista, la Monista e la Dualista.


I. L’ ultima di queste è, in apparenza, la più plausibile, poichè la prima cosa che osserviamo indagando l' Universo è ciò che le scuole Hindu chiamano “le Coppie di Opposti”.
Questo è anche molto conveniente, dato che si presta facilmente alla teologia ortodossa; così avremo Ormuzd e Ahriman, i Devas e gli Asuras, Osiris e Set, ecc, personificazioni del “Bene” e del “Male”. Ai nemici si potrà arbitrariamente tenere testa; ma più spesso la storiella racconta di una rivolta in paradiso. In questo caso, il “Male” è temporaneo; presto, specialmente con l’ aiuto finanziario del devoto, il “diavolo” sarà “gettato nell’ abisso senza fondo” e “i Santi regneranno con Cristo nella gloria nei secoli dei secoli, Amen!” Spesso un “redentore”, un “dio morente” è necessario per assicurare la vittoria all’ Onnipotente; e questa è di solito ciò che la piccola plebaglia chiamerebbe una “storia toccante”!


J. La scuola monista (o Advaitista) è al tempo stesso più sottile e raffinata; sembra avvicinarsi alla realtà ultima (come opposta all’ esaminazione superficiale dei Dualisti) ulteriormente.
Mi sembra che questa dottrina sia bastata su delle sortite di dubbia validità. Per dirvi la segreta vergognosa verità, odio questa dottrina così rabbiosamente che posso difficilmente credere di riuscire ad esporla imparzialmente. Ma ci proverò. Nel frattempo, potete studiarla nelle Upanishad, nella Bhagavad-Gita, ne L’ Enigma dell’ Universo di Ernst Haeckle, ed in dozzine di altri classici. Il dogma sembra eccitare i suoi gonzi con i suoi ditirambi. Devo ammettere che ne apprezzo la poesia, ma c’ è qualcosa in me che la rifiuta con veemenza e con violenza vendicativa. Probabilmente, ciò è perchè parte del nostro sistema corre parallelo con le loro prime equazioni.


K. I Monisti percepiscono abbastanza chiaramente e correttamente che è assurdo rispondere alla domanda “Come sono venute queste cose (quelle di cui siamo consapevoli) all’ esistenza?” dicendo che esse vengono dai Molti, e “Molti” in questo contesto include i Due. L’ Universo deve essere quindi un singolo fenomeno: rendilo eterno e tutto il resto di esso – per esempio, rimuovi ogni limite di qualsiasi tipo e l’ Universo si spiega da solo. Come possono esistere allora gli Opposti, così come li osserviamo? Non è forse la vera essenza delle nostre sortite originali che i Molti debbano essere riducibili all’ Uno? Essi comprendono quanto ciò sia scomodo; così il “diavolo” dei Dualisti viene emulsionato ed evaporato in “illusione”; ciò che chiamano “Maya” o con un termine equivalente.
La “Realtà” per essi consiste solo di Brahman, l’ essere supremo “senza qualità o quantità”. Sono costretti a negargli ogni attributo, persino quello dell’ Esistenza; poichè facendo ciò, lo si limiterebbe all’ istante, e quindi verrebbe scagliato a ritroso a capofitto nel Dualismo. Tutto ciò di cui siamo consapevoli deve ovviamente possedere dei limiti, o non avrebbe significato intellegibile per noi; se vogliamo il “maiale”, dobbiamo specificare le sue qualità e quantità; al massimo, saremo in grado di di distinguerlo da ciò che non è maiale.
Ma un momento, prego!


L. Nell’ Advaitismo vi è un pericolo molto pericoloso, e cioè, che ad un certo punto, l’ “Esperienza Religiosa” tende a supportare questa teoria.
Una parola su questo. Le menti volgari, contenti di avere un Dio personale, Vishnu, Gesù, Melcarth, Mithra, o altri, spesso si eccitano – chiamalo “Entusiasmo Energizzato se vuoi essere sarcastica! – fino al punto di fare esperienza di reali Visioni dell’ oggetto della loro devozione. Ma queste persone non si sono molto poste a sè stesse la domanda “Da dove arrivano” quanto il nostro presente argomento. Abbandoniamoli!


M. Aldilà del Vishnarupadarshana, la visione della Forma di Vishnu, aldilà di quell’ ancor più elevata visione che corrisponde nella classificazione Hindu alla nostra “Conoscenza e Conversazione con il proprio Santo Angelo Custode”, vi è quella chiamata Atmadarshana, la visione (o l’ apprensione, una parola molto meglio calzante) dell’ Universo come fenomeno singolo, al di fuori di ogni limitazione, che sia o meno di tempo, spazio o causalità.
Molto bene, dunque! Abbiamo qui la diretta realizzazione della teoria Advaitista dell’ Universo. Tutto calza perfettamente. Inoltre, quando dico “realizzazione”, voglio che tu capisca che io intendo ciò che dico in un senso così intenso e così assoluto che è impossibile comunicarlo a qualcuno che non ne abbia fatto esperienza.3 Come giudichiamo la “realtà” di un’ impressione ordinaria al di sopra della consapevolezza? In primis, per la sua intensità, per la sua persistenza, per il fatto che nessuno possa disconvincerci del nostro credere in essa. Come la gente diceva dell’ idealismo di Berkeley, “i suoi argomenti sono irrefutabili, ma non riescono a mantenere la convinzione”.
Nessun dubbio scettico o idealista può persuaderci che un calcio nel sedere non sia “reale” in qualsiasi senso razionale della parola. Inoltre la memoria ci rassicura. Per quanto vivido un sogno potesse essere stato a suo tempo, per quanto possa persistere negli anni (sebbene sia raro che il sogno, a meno che non sia ricorrente, o connesso a impressioni dello stato di veglia mediante qualche felice unione di circostanze, rimane a lungo nella mente con qualche sprazzo di visioni) difficilmente viene mai confuso per un evento della vita reale. Bene: allora, come la vita da svegli equivale a sognare, altrettanto l’ Esperienza Religiosa come sopra descritta equivale a quella vita comune ad ognuno di noi.. Non è soltanto puramente facile, è naturale, non puramente naturale, ma inevitabile per chiunque abbia fatto esperienza del “Samadhi “ (questa parola per convenzione raggruppa i tipi più elevati di visione 4 ) guardare alla vita normale come ad un “illusione”, paragonandola a questo stato in cui tutti i problemi sono risolti, tutti i dubbi schiariti, e tutte le limitazioni abolite.
Ma aldilà dell’ Atmadarshana viene l’ esperienza chiamata Shivadarshana 5, in cui questo Atman (o Brahman), questo Universo che distrugge i limiti, viene abolito ed annichilito (e quindi, il suo sopraggiungere distrugge tutta la teoria Advaitista!). E’ luogo comune dire che non ci sono parole per descrivere questa distruzione finale. Tale è; e non c’ è nulla che si possa fare se non descriverla arditamente come ho fatto sopra.
Non interessa al nostro presente scopo: tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere è che il sostegno più forte della struttura Monista viene in breve infranto. Inoltre, è opportuno postulare un origine dell’ Universo, come essi inevitabilmente fanno? Negare che vi sia mai stato un principio dicendo che questo “Uno” è eterno, non riesce a soddisfarmi.
Ciò che è di molto peggiore, è che non riesco a capire che chiamare Male “illusione” ci serva a qualcosa. Quando lo Scienziato Cristiano sente dire che la propria moglie è stata selvaggiamente sbranata dal suo Peke, dovrà sorridere, e dire che “c’è una pretesa di errore”. Non va abbastanza bene.


N. Ci è voluto un pò per pulire il terreno. Che non mi aspettavo; le affermazioni sopra mi sono molto familiari, corrono così limpidamente nella mia mente che, finchè non le dispongo in ordine, non mi rendo conto di quanto lunga e difficile sia stata la impresa.
E ancora, è un lungo percorso. Abbiamo visto che i “Due” (o i “Molti”) non sono soddisfacenti come origine, se solo perchè possono essere sempre ridotti all’ “Uno”; e l’ “uno” stesso non è migliore, perchè, tra le altre cose, si trova forzato a negare le vere premesse su cui è stato fondato.
Sarebbe forse meglio se assumessimo che Ex nihilo nihil fit è una falsità, che l’ origine di Ogni cosa è Nulla? Stiamo a vedere!


O. Daremo prima uno sguardo all’ aspetto matematico del Nulla (inclusa la sua identica equazione Logica) Su questo ho lavorato molto tempo fa, nel 1902, in Berashit, che troverai ristampato in The Sword of Song, e nelle mie Collected Works, Vol I.
L’argomento può essere sommarizzato nel modo seguente.
Quando, nel modo ordinario, scriviamo 0, dovremmo davvero scrivere 011. Poichè 0 implica che il soggetto non è esteso in alcuna dimensione presa in considerazione. Di conseguenza, una linea potrebbe essere lunga 2 metri, ma in altezza e profondità il coefficente è Zero. Potremmo descriverla come
2l + 0a + 0p, oppure n2 mt + 0a + 0p.
Ciò che proponevo nel considerare “Cosa intendiamo con Nulla?” era di considerare ogni possibile qualità di qualsiasi oggetto come una dimensione. Di conseguenza, si potrebbe descrivere una pagina come n l unghezza + nI altezza + nII p rofondità + 0 colorazione rossa + 0 affabilità + 0 v elocità + 0 potenziale e così via, finchè non avrete notato e misurato ogni qualità che possiede, ed escluse tutte quelle che non possiede. Per convenienza, potremo scrivere la espressione come
Xl + a + p + c + af + v + p - usando le iniziali delle qualità che chiamiamo dimensioni. Un’ altra sola spiegazione di pura matematica. Per interpretare XI, XI + I o X 2, assumiamo che il riferimento sia di dimensioni spaziali. Quindi supponendo che XI sia una linea lunga una metro, X2 sarà un piano di un metro quadrato, e X3 un cubo alto, largo e profondo un metro. Ma in merito a X4? Non ci sono altre dimensioni spaziali. La moderna matematica (sfortunatamente, credo) è d’ accordo nel considerare la quarta dimensione il tempo. Bene, e X5? Per interpretare questa espressione, dovremo cominciare a considerare altre qualità, come la capacità elettrica, il colore, attributi morali, e così via. Ma quest’ osservazione, per quanto necessario, ci allontana alquanto dalla nostra tesi principali invece che di avvicinarci.


P. Che succede se mettiamo il segno del meno prima dell’i indice (la piccola lettera in alto a destra) invece di un più? Piuttosto semplice. X2 = X1+1 = X1 + X1. Con un meno, dividiamo, al posto di moltiplicare.
Quindi X3 – 2 = X3 / X2 = X1, proprio come se si fosse sottratto il 2 dal 3 dall’ indice. Ora, infine, siamo giunti al punto di reale importanza per la nostra tesi: come interpreteremo X0? Potremmo scriverla, ovviamente, come X1 – 1 o Xn – n. Bene, dividiamo. Allora X1 / X1 = 1. E sarà lo stesso, indipendentemente da cosa sia la X


Q. Ah, ma ciò che avevamo cominciato a fare era scoprire il significato di Nulla.Non è corretto scriverlo semplicemente come 0; poichè quello 0 implicaun indice 01, 02, o 0n, e così via. E se il nostro Nulla deve essere Nulla Assoluto, allora non ci sarà soltanto una cifra, ma neanche un indice. Allora dovremmo scriverlo come 00.
Qual’ è il valore di questa espressione? Procediamo come prima, dividiamo.

 

0= 0n – n = 0n / 0n = 0n / 1 x 1 / 0n

 

Ovviamente on / 1 da 0, ma 1 / 0n = infinito.
Cioè, abbiamo l’ unione dell’ “infinitamente grande” con l’ “infinitamente piccolo”; che mette ko l’ “infinito” (e con esso l’ Advaitismo!) e ci lascia con un indeterminato ma finito numero di totale e perfetta varietà. Cioè: 00 può essere solo interpretato come “l’Universo che conosciamo”


R. E’ abbastanza per una dimostrazione. Alcune persone hanno dato colpa all’ algebra, ma l’ Equivalente logico è precisamente parallelo. Supponi io voglia descrivere il mio studio in un aspetto: posso dire “Non ci sono cani nel mio studio”, o “I cani non sono nel mio studio” Posso fare un piccolo diagramma: D è il mondo dei cani; S il mio studio. Ed ecco:

   

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I quadrati sono separati. L’ intero mondo al di fuori del quadrato D è il mondo dei non-cani; fuori dal quadrato S, il mondo del non-studio. Ma supponiamo ora che voglia creare lo Zero Assoluto, come il nostro 00, dovrò dire: “ Nessun cane non è nel mio studio”.
Oppure: “Non c’ è assenza di cani nel mio studio”. Che è come dire: “Qualche cane è nel mio studio”; ed ecco ancora il diagramma:

   
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Nel Diagramma I, “ Il mondo in cui non ci sono i cani” include il mio studio in toto; nel Diagramma 2 non c’ è più quell’ assenza di cani, perchè uno o più di loro devono essere entrati in qualche modo.
E’ così, so che può essere un pò difficile all’ inizio, fortunatamente c’è una maniera diversa da quella Cinese di affermare il teorema, in termini molto più semplici.


  S.  I Cinesi, come noi, cominciano con l’ idea dell’ “Assoluto Nulla”. Essi fanno uno sforzo, e lo chiamano “Tao”, ma è esattamente ciò che il Tao comincia a significare quando lo esaminiamo. Essi comprendono abbastanza bene, come abbiamo fatto noi sopra, che asserire il Nulla non equivale a spiegare l’ Universo, e procedono con metodi di equazioni matematiche ancorapiù semplici delle nostre, coinvolgendo nessuna operazione che vada aldilà della semplice addizione e sottrazione.
Essi dicono ”Nulla significa ovviamente Nulla; non ha qualità nè quantità” (Gli Advaitisti dicono lo stesso, ma da stolti, insistendo a chiamarlo l’ “Uno”!) “Ma” continuano i saggi del Regno di Mezzo “è sempre possibile ridurre qualsiasi espressione al Nulla prendendo qualsiasi due termini uguali ed opposti” (Quindi n + (-n) = 0 ). “Dovremmo quindi essere in grado di prendere qualsiasi espressione che vogliamo dal Nulla; dobbiamo solo stare attenti che i termini siano precisamente uguali ed opposti” ( 0 = n + (-n) ). Questo fecero, e cominciarono a diagrammatizzare l’ Universo come una coppia di opposti, lo Yang o principio maschile attivo, e lo Yin o principio passivo femminile.

 

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Rappresentarono lo Yang con una una linea ininterrotta, lo Yin con una interrotta. (La prima manifestazione in Natura di questi due è Thai Yang, il Sole, e Thai Yin la Luna). Essendo questo un pò grande ed ampio, raddoppiarono queste linee, ed ottennero i quattro Hsiang. Vengono poi presi tre per volta, e così abbiamo gli otto Kwa. Questi rappresentano lo sviluppo dell’ I originale al Naturale Ordine degli Elementi.
Chiamerò il principio Maschile (male) M, il Femminile (female) F.

 
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Notate come ammirevolmente viene preservata l’ idea dell’ equilibrio. M1 è Chiara Perfezione.M2 ed F2 restano ancora in equilibrio nelle loro linee. I quattro “elementi” mostrano imperfezione; eppure sono tutti bilanciati uno contro l’ altro. Notate anche come sono appropriati gli ideogrammi. M3 mostra le fiamme che scoppiettano sul cuore; F3, l’ onda sul solido fondale marino; M4 l’ aria mutabile, con impenetrabile spazio al di sopra; ed infine F4, la sottile crosta terrestre che maschera le energie interiori del pianeta. Procedono a raddoppiare questi Kwa, fino a raggiungere i 64 esagrammi dell’ Yi King, che non è soltanto una mappa, ma la Storia dell’ Ordine della Natura.
E’ il pure piacere entusiastico nell’ Armonia e nella Bellezza del Sistema che mia ha condotto così lontano; il mio unico scopo essenziale è di mostrare come lo Universo fu derivato dal Nulla da questi Uomini Saggi.
Quando avrai assimilato queste due serie di Equazioni, quando avrai compreso che 0 = 2 è l’ unica, semplice e necessaria soluzione all’ Enigma dell’ Universo, avrai, in un certo senso, molto meno da apprendere sulla Teoria della Magia.
Dovrai, ad ogni modo, ricordarti costantemente che l’ equazione dell’ Universo, per quanto complessa possa sembrare, inevitabilmente conduce a Zero, poichè fare ciò è la formula della tua Opera di Mistico. Per ricordarti, e per sottolineare certi punti di cui sopra, lascia che ti citi il Magick alle pagine 152-3, nota a piè pagina n°2 (nella versione inglese)

Perciò si ouò avere un numero infinito di Dei, individuali e uguali benchè diversi, ognuno supremo e supremamente indistruttibile. Questo è inoltre l’ unico modo per spiegare in che modo un essere può aver creato un mondo in cui esistono il male, la guerra, ecc. Il male è soltanto un’ apparenza, perchè, come il bene, non può modificare la sostanza stessa, ma solo moltiplicarne le combinazioni. E’ una concezione abbastanza affine al monoteismo mistico, ma l’ obiezione a quest’ ultima teoria è che Dio ha creato cose che sono tutte parti di lui, quindi la loro interazione è falsa. Se presupponiamo molti elementi, la loro interazione è naturale. Non costituisce un’ obiezione a questa teoria chiedere chi ha creato gli elementi: gli elementi, almeno, ci sono, mentre Dio, quando lo si cerca, non c’ è. Il deismo è Obscurum per Obscurius. Una stella maschile è costruita dal centro all’ esterno, una stella femminile dalla circonferenza all’ interno. E’ quanto intendiamo quando diciamo che la donna non ha anima: ciò spiega esaurientemente la differenza tra i sessi”

 

Ogni “atto di Amore sotto la Volontà” ha il doppio risultato (1) la creazione di un figlio che combina le qualità dei genitori, (2) il ritiro tramite l’ estasi nel Nulla. Prego, consulta ciò che ho da qualche parte scritto sulla “Formula del Tetragrammaton” (ironicamente Crowley intende il Magick.. ed altro); la importanza di ciò al momento è di mostrare come 0 e 2 appaiano costantemente in Natura come comune Ordine di Eventi.

Amore è la Legge, Amore sotto la Volontà.

 

Fraternamente,

 

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Note:
1 Vedi Crowley,
2 Devi leggere The soldier and the Hunchbach: ! and ?, in The Equinox,Vol I,N 1
3. Ho discusso pienamente di questo e dei punti seguenti in Book 4, Part I, pp. 63-89.
4. “Visione è una spaventosa brutta parola per essa, “trance” è migliore, ma gli idoti la confondono sempre con l’ ipnotismo.
5. Possibilmente quasi identica al Neroda-Samapatti Buddhista.