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Psichiatria come controllo sociale

di Marco Sacchi

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Psichiatria come controllo sociale -e quindi politico, incompatibile con la concezione della liberta’ di espressione ed opinione

INTRODUZIONE Per introdurre in maniera corretta l’argomento della psichiatria bisogna partire dalla differenza che esiste tra giudizi di fatto e giudizi di valore. I primi sono scientifici, i secondi no. Ad esempio: se un neurologo con apposite indagini e strumenti ed esami stabilisce le diagnosi di tumore cerebrale, questo è un giudizio di fatto. Invece se uno psichiatra afferma che una donna che ha molti rapporti sessuali è una ninfomane questo è un giudizio di valore. In passato il disagio di essere oppressi e di non potersi esprimere secondo le proprie necessità e le proprie passioni era interpretato in modo mistico: la vittima che provava questo disagio e cercava di trovare espressioni proprie diventava una strega In seguito, finirà per prevalere la soluzione clinica, la vittima diventa una malata. In sostanza chi non rispetta i costumi e i valori dominanti diventa un caso patologico. E la psichiatria è sottomissione ai costumi e ai valori dominanti. Per la psichiatria tutto quello che non è strettamente convenzionale sarebbe un difetto del cervello. Ed ecco che le allucinazioni o le illusioni che fanno parte della naturale creatività in quanto essere umani, sono prese come pretesto per internamento, mentre per altre culture, sono motivo di sacralità, potere religioso e morale. L’impostazione che la psichiatrica trascura è che il nostro cervello è percezione, fantasia, immaginazione, possibilità di vedere e di pensare quello che c’è e quello che non c’è. Dimentica più o meno volutamente che la vera ricchezza umana, sia a livello interiore che psicologico, sia a livello sociale che culturale, sta nello sviluppo onnilaterale di ogni uomo e di ogni donna, ricchezza che si ottiene ricordandosi che “Il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti” (Marx, Il manifesto del partito comunista).

DALLE ORIGINI AL XIX° SECOLO.

La storia della psichiatria è strettamente connessa alla creazione dei manicomi, così come al “superamento” della stregoneria e dell’inquisizione. I primi manicomi sorgono in Spagna, nel XV° secolo. Nel seicento, con l’affermarsi dello stato nazionale moderno, il potere politico tende ad organizzare lo stato secondo le nuove esigenze. Lo spostamento di masse umane in quantità che non ha precedenti determina una serie di problemi di convivenza e di contraddizioni sociali sulla base dello squilibrio tra numero di persone che arrivano e possibilità di utilizzarle sul mercato del lavoro. Ci sono molti invalidi, conseguenza del modo in cui la manodopera è utilizzata e alloggiata.Si racconta in un opuscolo anonimo del 1676: “ma in quel tempo alcune persone di alta virtù furono toccate dal deplorevole stato in cui si trovavano le anime di quei poveri infelici cristiani. I primi tentativi e i successi iniziali (gli ospizi di carità fondati nel 1651) fecero credere che non era impossibile trovare i fondi necessari per rinchiudere e contenere nel dovere un popolo libertino e fannullone che non aveva mai ricevuto delle regole. Si comunicò ufficialmente in tutte le parrocchie di Parigi che l’Hospital Général sarebbe stato aperto il 7 maggio 1657 per tutti i poveri che avessero voluto entrare spontaneamente, e i magistrati proibirono con grida ai mendicanti di chiedere l’elemosina in Parigi; mai ordine fu così bene eseguito. Il 13 una messa solenne dello Spirito Santo fu cantata nella chiesa della Pitiè e il giorno 14 la reclusione dei poveri fu condotta a termine senza alcun turbamento” 1°. E’ del 1656, durante il regno di Luigi XIII°, il decreto di fondazione degli “hospital general”. Ne viene fatto uno in ogni città e sono destinati, in base al decreto a contenere: “dissipati, padri sperperatori, figli prodighi, blasfemi uomini che cercano di rovinarsi”, quelle che venivano definite le “classi pericolose”. In questo modo i sudditi benestanti non saranno disturbati e potranno procedere tranquilli nell’amministrazione dei propri interessi. Nell’intero mondo occidentale in questo periodo ci sono ancora le leggi sulla stregoneria e per chi non si comporta adeguatamente la scelta (a meno che non si tratti di crimini comuni) è tra il rogo e l’”hospital general”. Gli “hospital general” erano buie galere, spesso malsane, dove gli internati passavano quasi tutto il resto della vita incatenati, tra i propri escrementi, picchiati continuamente, vestiti di cenci e nutrititi con brodaglie e rifiuti. In Inghilterra esistevano già dal 1575 le “House of Correction”, istituite dalla Regina Elisabetta per “la punizione dei vagabondi ed il sollievo dei poveri” e stabilite in quantità di ameno una per ogni contea. Dobbiamo in ogni modo attendere il 1714 perché nella stessa Inghilterra con un act del parlamento, per la prima volta si distingua tra “i pazzi poveri, i vagabondi e i mendicanti”. Il primo manicomio italiano viene aperto il 22 giugno 1728, con Regio Decreto di Vittorio Amedeo II° re di Sardegna, che ne affida la gestione alla confraternita del SS. Sudario: si chiama “Spedale dei Pazzi”. In precedenza in Italia vi erano solo istituti, per poveri o vagabondi, di carattere religioso. Il primo manicomio americano è aperto invece nel 1773 a Willamsburg in Virginia e nel 1805 anche la Germania crea i suoi manicomi. Nel corso di poche decine di anni, i manicomi si riempiono di internati e si moltiplicano a macchia d’olio Con la nascita e la crescita dei manicomi, si sviluppa la psichiatria. Le prime pubblicazioni psichiatriche risalgono alla fine del ‘700. in Italia, nel 1780, Pietro Cornacchini aveva pubblicato a Siena il suo studio sulla pazzia, dove concludeva affermando che questa dipendeva da un indurimento del cervello. Nello stesso anno Andrea Comparetti, a Venezia, pubblicava un trattato sulle malattie nervose e mentali. In Italia il più eminente studioso dell’epoca è certamente Chiarugi, che pubblicò nel 1793 il suo trattato Della pazzia in genere e in specie. Chiarugi lavorava all’ospedale Bonifacio di Firenze e ancora oggi si discute se fu lui o Pinel il primo a proporre di togliere i ceppi e le catene agli internati. A livello internazionale tuttavia lo psichiatria più noto è il francese Pinel (1745-1826). Dopo varie pubblicazioni minori, nel 1801, Philippe Pinel scrive un trattato che si intitola Trattato medicofilosofico sull’alienazione mentale, o mania. Nel 1792 Pinel inizia a pensare che forse si possono togliere le catene e che forse la furia degli internati nei manicomi sia dovuto al modo in cui sono trattati. Gli altri psichiatri dell’epoca non concordano e criticano aspramente tale indirizzo. Pinel lavora presso gli “hospital general” francesi e scrive: “Se il pazzo si trova di fronte, comunque, ad una forza evidentemente e convincentemente superiore, vi si sottomette senza opposizione o violenza. Questo è il grande e inestimabile segreto nella direzione nella direzione di ben regolati ospedali… uno degli ispettori visita ciascuna camera almeno una volta al giorno. Se trova che qualche maniaco si comporta in modo stravagante, fomentando litigi o tumulti, criticando il vitto o rifiutandosi di andare a letto alla notte, gli viene detto, in modo di per se stesso calcolato per terrorizzarlo, che se non si adegua subito, il mattino seguente riceverà dieci forti frustrate, come punizione per la sua disobbedienza… Applicare i nostri principi di trattamento terapeutico morale, in modo indiscriminato e uguale, a maniaci d’ogni carattere e condizione sociale, sarebbe ridicolo e non funzionale. Un contadino russo o uno schiavo della Giamaica, devono ovviamente essere trattati con regole diverse da quelle che si adattano ad un caso di un irascibile e ben educato francese, non abituato alla coercizione e all’intolleranza della tirannia”. Benjamin Rush è il padre della psichiatria americana. Nel 1812 pubblica sull’argomento il libro intitolato ""Indagini e osservazioni mediche sulle malattie della mente". Rush scrive: “Il terrore agisce potentemente sul corpo tramite la mente e dovrebbe essere impiegato come cura della pazzia”. L’immagine di Rush è ancora oggi il simbolo dell’Associazione Psichiatrica Americana. Rush è certamente il primo psichiatra a vedere qualsiasi problema della vita come malattia. Questo tipo d'interpretazione psichiatrica della vita, oggi molto comune, vede in Rush il suo ideatore. L’omicidio, come l’uso d'alcolici ecc. diventano malattie, nulla di diverso da quanto affermano illustri psichiatri contemporanei. Rush fu anche inventore, di alcune macchine “terapeutiche”, tra cui il tranquillizzatore, in grado di produrre estremo dolore ai pazienti. Ossessionato dalla sua visione del mondo, nella quale ogni differenza da ciò che egli riteneva perfetto era una malattia, Rush arrivò ad affermare che il colore nero della pelle dipendeva dai segni lasciati dalla lebbra sugli antenati delle persone di colore. Diceva “non è colpa loro… è una malattia e devono essere curati”. Il razzismo di Rush, dove la “normalità” è il bianco e i “poveri fratelli neri” devono essere “curati”, associato alla trasformazione di ogni aspetto della vita in malattia o sanità. È la base del pensiero psichiatrico più “moderno”. Attraverso queste brevi note storiche si possono inquadrare i principali problemi della “pazzia”: 1° La maggior parte dei “pazzi” proviene dalle classi sociali subalterne, quelle considerare “classi pericolose”. 2° Le condizioni inumane in cui sono fatti vivere coloro che sono ritenuti pazzi. 3° Il sadismo e la violenza degli “esperti” che si sono da sempre dedicati alla loro “cura”. Ma quale erano i risultati? In altre parole le guarigioni? Secondo gli psichiatri del tempo, attraverso i mezzi terapeutici sopra descritti, si otteneva frequenti guarigioni. Il direttore di in un manicomio del Massachussetts, nel 1840, affermava di guarire il 90% degli internati. Ma come mai il numero degli internati aumentava e cosa intendevano con guarigione? Negli scritti dell’epoca si trova queste risposte. Innanzitutto si finiva in manicomio per “amore della novità, tumulto delle passioni, esaltazioni dei sensi, sprezzo delle massime di religione, smoderato lusso, disperata miseria, mala condotta, masturbazione, abuso di alcool, brama di mutar condizione”. In sostanza, tutti gli atteggiamenti che erano giudicati trasgressivi rispetto dall’ordine e dalla morale sociale dominate all’epoca Col passare del tempo i “pazzi” iniziano anche ad essere distinti tra loro e gli psichiatri fanno le prime diagnosi. In alcuni manicomi italiani si stabiliscono le seguenti malattie mentali e categorie: locchi, mattocchi, tarlucchi, gangassati, magozzi, balordi, mezze bestie ecc. Queste definizioni vengono però abbandonate e si passa ad altre definizioni: idioti, imbecilli, cretini e dementi. Tra i precursori della psichiatria si può mettere a pieno titolo T. Malthus (1766-1834) poiché il suo pensiero ha largamente influenzato e diretto l’approccio e l’ideologia psichiatrica. Nel suo trattato intitolato An Essay on the Principle of Popilation, pubblicato a Londra nel 1789, auspica il controllo demografico della popolazione. Altrimenti, egli afferma: “il cibo non sarà sufficiente per tutti” Malthuss asserisce inoltre che “la soppressione di persone povere può essere attuata, poiché questi sono esseri di poco valore” e che “i bambini delle famiglie povere devono necessariamente morire, fino a che non ci sarà spazio per loro, grazie alla morte degli adulti”. Egli incoraggia ogni mezzo per eliminare velocemente i poveri e di derelitti: “incoraggiare tra loro abitudini non igieniche, costruire i loro villaggi in luoghi malsani, presso acque stagnanti, …ma soprattutto dobbiamo rifiutare qualsiasi rimedio specifico che faccia guarire le malattie devastanti… difendendo i nostri piani per la totale eliminazione della presenza di particolari malattie”. Nel 1870 lo psicologo Hebert Spencer, riprendendo i lavori di Malthus, per primo parla di “selezione razziale per creare una razza superiore”. La sua idea non rimarrà a lungo inaplicat

L’EPOCA CONTEMPORANEA Quando nel secolo XIX° si sviluppa il capitalismo, nascono nuove forme di controllo e di repressione, alimentate da specifici pregiudizi e appoggiate da apposite costruzioni culturali. E in questo periodo che si sviluppano interpretazioni arbitrarie della biologia che vorrebbero stabilire che alcuni popoli sono superiori e altri inferiori (razzismo) e che alcuni individui sono superiori e altri inferiori (come l’eugenetica). Si comincia a teorizzare che i leaders sono geneticamente destinati a comandare e che ciò che vale per un individuo vale per un gruppo, un popolo, una nazione. Tutte queste ideologie che hanno una base comune sono la base culturale dei lager nazisti. Così è dalla medesima cultura che sono sostenuti sia gli ospizi che i campi di sterminio e i diversi tipi di internamento per motivi politici. Con l’aggiornamento e lo sviluppo delle conoscenze scientifiche, i pretesi cultori della discriminazione sociale cerano sempre nuovi appigli. Lombroso discrimina i popoli e gli individui riferendosi essenzialmente a caratteristiche anatomiche. In seguito si cercherà di discriminare su basi fisiologiche, poi su basi biochimiche. Altri modi per tentare di distinguere individui e popoli in superiori e inferiori (concetto indispensabile all’imperialismo) sono legati a metodologie storiche e psicologiche. La Germania di Otto von Bismark, organizzata come un impero militarista, è la prima nazione a recepire questo messaggio. In Germania in questo periodo c’è uno psicologo Wilhelm Wundt, che fu il primo ad affermare che psicologia e psichiatria sono scienze organiche, che nulla hanno a che vedere con lo spirito umano. Per Wundt tutto diventa organico, una questione di corpi a gestire. La necessità di limitare, la popolazione mondiale, il mito della superiorità innata di certi individui, razze e nazioni accompagnato dalla assenza di animo umano (che toglie ogni freno morale), creano quel meccanismo quel substrato ideologico che giustificherà gli stermini che ci saranno in seguito. Lo psichiatra che certamente ha avuto un ruolo importante nella storia più recente, è E. Rudin 2^. Nel 1905, basandosi sulle teorie espresse da Malthus, Kraepelin e Spencer. Rudin fonda in Germania la Società per l’igiene della razza”. Rudin è l’ideatore e il primo promotore delle teorie di “psichiatria genetica”. La follia, ogni aberrazione e la superiorità o inferiorità, secondo Rudin sono determinate dalla trasmissione genetica. Dopo la prima guerra mondiale, la Fondazione Rockfeller riversò danaro nella repubblica tedesca per gli studi di una specializzazione medica nota come “genetica psichiatrica”. Questa branca applica alla psichiatria i concetti di eugenetica sviluppata presso i laboratori Calton londinesi e le sue derivate Società Eugenetiche in Inghilterra e negli U.S.A. La Fondazione Rockfeller creò l’istituto per la Psichiatria Kaiser Wilhelm a Monaco e l’istituto Kaiser W. Per l’Antropologia, l’Eugenetica e l’Ereditarietà Umana. Il capo di entrambi questi istituti Ernst Rudin. Tra l’altro l’istituto di Monaco fu anche finanziato da Gustav Krupp (capo del gruppo familiare Krupp acciai e armi) e Dan Kuhn Loeb un espatriato americano della famiglia di banchieri della famiglia di banchieri Kuhn Loeb. Nel 1939 Hiltler premia Rudin, con la Croce di Ferro (il più alto riconoscimento della Germania nazista), per il suo lavoro sull’igiene della razza. Rudin negli anni ’30 ed era apprezzato per le sue teorie dagli psichiatri americani. Nel 1936 fu fondato in Germania l’Istituto Tedesco di Indagine Psicologica; la direzione è affidata a A. M. Goering, il cugino dell’omonimo gerarca nazista. Scrive Goering: “L’origine giudaica della psicanalisi… convinse i nazionalsocialisti, dopo l’arrivo al potere, che questo settore doveva essere purificato. Ecco dunque sorgere il motivo della psicoterapia che prende il posto della psicoanalisi…”. Anche l’Italia cerca di non perdere il passo: due sono gli psichiatri più noti e importanti dell’epoca: Ferruccio Banissoni allievo di Cerletti (l’inventore dell’elettroshock) e Padre Agostino Gemelli. Banissoni è un fervente fascista, esprime per primo in Italia, riferiti alla popolazione ed alla razza concetti quali: bonifica urbana, piaga e parte infetta. Secondo il suo pensiero bisogna: “guarire le malattie sociali eliminandone i pericolosi germi”. Padre Gemelli fornisce il suo contributo e, sempre nel 1939, propone ed ottiene che al CNR (Centro Nazionale Ricerche) sia costituito una “Commissione permanente per le applicazioni della psicologia”, da lui presieduta articolata in quattro sezioni: forze armate, lavoro scuola e comunicazioni. La connessione tra psicologi-psichiatri e forze armate e in ogni modo un’altra idea della Germania nazista: nello stesso anno, infatti, ci sono 5OO psicologi e un numero imprecisato di psichiatri, alle direttive dipendenze dell’esercito tedesco. Durante la seconda guerra mondiale, tra il 12 ed il 16 giugno del 1941, gli psichiatri tedeschi e quelli italiani si incontrano a Roma. Tra i presenti: Goering, Banissoni, Gemelli … Discutono sui destini e sul futuro della psichiatria e psicologia e sulla loro utilità nel controllo della società e della popolazione. L’anno successivo Gemelli scrive che bisogna risolvere il problema della psicologia come hanno fatto in Germania: occorre dare diplomi specifici e far frequentare agli allievi anche i “posti di consultazione per l’igiene mentale”. Questo esercito di psicologi, sotto la guida e il controllo degli psichiatri, seguendo l’esempio nazista, doveva infiltrarsi e selezionare la gente nelle scuole, nei posti di lavoro, nell’esercito e ovunque si ritenesse sia necessario. Già nel 1939 Banissoni scriveva che “le difficoltà di ordine realizzativi sono e saranno cospicue, fino a che non si arriverà alla costituzione di un quadro di psicologi professionisti”. Il suo progetto, d'ordinamento della professione degli psicologi, vede la luce 50 anni dopo, grazie al lavoro del senatore Adriano Ossicini. Adriano Ossicini, ordinario di psicologia c/o l’Università di Roma, è stato presidente e in seguito membro del Comitato Nazionale di Bioetica. Fu dirigente del movimento della Sinistra Cristiana (gruppo che operò dal 1937 al 1945, ebbe come membro Franco Rosano, diventato famoso come un’esponente di quella tendenza denominata come catto-“comunista”), eletto senatore per sette legislature prima nella sinistra indipendente poi nel gruppo misto appoggiando l’Ulivo), e ha ricoperto la carica di Ministro per la Famiglia e la Solidarietà nel governo Dini (1994-1995). Ossicini è stato allievo di Bonissoni 3°, ha partecipato in prima persona a quella selezione psicologica militare ideata dai nazisti. Egli racconta : “…il Prof, Banissoni mi spingeva a considerare i rapporti tra psicologia clinica e assistenza sociale.. Le mie prime esperienze complete… io le ho fatte durante una selezione psicotecnica di aspiranti allievi specialisti di marina tenuta sotto la direzione del Prof. Banissoni a Macchia Madama. Io avevo la responsabilità di un rapporto di psicologia sotto l’osservazione del quale passarono alcune migliaia di allievi” 4°.

PSICHIATRIA RAZZISMO E COLONIALISMO

Come abbiamo visto tra pensiero razzista e pensiero psichiatrico esiste radici comuni, vediamone alcuni esempi. Nella sua vita tumultuosa, Malcom X prima di diventare rivoluzionario dalle sue esperienze di sottoproletario della metropoli U.S.A. aveva ricavato alcune intuizioni molto chiare sui molteplici poteri di controllo e di distruzione dell’ordine costituito. Malcom X dice a proposito della decisione del tribunale di ricoverare sua madre in un ospedale psichiatrico: “Credo che se mai un ente assistenziale di stato ha distrutto una famiglia, questa è la nostra. Noi volevamo stare insieme e cercammo di raggiungere quello scopo. Il nostro focolare non doveva essere distrutto, ma l’ente assistenziale, i tribunali, e il loro dottore ci dettero il colpo di grazia. Inutile dire che il nostro non fu il solo caso di questo genere. Sapevo che non sarei tornato più a vedere mia madre perché ciò potuto trasformarsi in una persona spietata e pericolosa. Sapevo, che loro ci avevano considerati dei puri e semplici numeri, un caso per la loro amministrazione, e non come degli esseri umani, e che mia madre era là come una cifra statistica, mentre non avrebbe dovuto esserlo, e che tutto ciò esisteva per colpa del fallimento della società, della sua ipocrisia, della sua avidità e della sua mancanza di pietà e compassione. Per questo io non ho né pietà né compassione per una società che schiaccia la gente e poi la punisce per non essere stata capace di rimanere in piedi sotto il suo peso”. Racconta Franz Fanon, nel libro I dannati della terra: “Tra le caratteristiche del popolo algerino, come il colonialismo le aveva stabilite, consideriamo la sua criminalità strabiliante. Prima del 1954, i magistrati, i poliziotti, gli avvocati, i giornalisti, i medici legali erano tutti d’accordo nel dire che la delinquenza dell’algerino costituiva un problema. L’algerino, si afferma, è un delinquente nato. Una teoria fu elaborata, prove scientifiche furono addotte. Questa teoria fu oggetto, per oltre vent’anni, di insegnamento universitario. Algerini studenti in medicina assorbirono quell’insegnamento e a poco a poco, impercettibilmente, accettano il colonialismo, le élites accettarono tranquillamente le tare naturali del popolo algerino. Fannulloni nati, bugiardi nati, ladri nati, delinquenti nati” e continua “Per il Professor Porot la vita dell’indigeno nordafricano è dominata dalle istanze di encefaliche. Ciò equivale a dire che l’indigeno nordafricano in un certo modo è privo di corteccia” in sostanza il nordafricano sarebbe a lvello cerebrale e psicologico una persona mal ridotta.

CONCLUSIONI

La psichiatra è in sostanza una concezione filosofica che taglia fuori la conoscenza. Si inizia la ricerca con la paura di avvicinarsi troppo al nocciolo del problema, in cui si allontanano da alcune caratteristiche come se non appartenessero a tutti, ma solo à una minoranza di persone inferiori e difettose. Alla fine del secolo XIX° secolo la medicina e in genere la cultura europea come si diceva prima, erano particolarmente interessate alle teorie basate sul concetto d'inferiorità delle razze e degli individui. Questo fatto non deve meravigliare poiché in questo periodo che corrisponde all’inizio della fase imperialista, in cui la borghesia da forza rivoluzionaria rispetto ai modi di produzione precedenti (e alle forme politiche che corrispondevano ad essi) e combatteva per la libertà di vivere e lavorare dove meglio credeva, diventa una classe reazionaria che, pur di difendere i suoi meschini privilegi, impedisce alla gran parte degli uomini di realizzare uno più naturali dei loro diritti come si vede attualmente dall’utilizzo degli apparati repressivi statali per negare la libertà di movimento a milioni di migranti che sono costretti a reclamarla anche a costo della vita. Il futuro a pensarci è da brividi, un controllo sociale capillare e invasivo sulle persone; eugenetica, psichiatria e controllo mentale che confluiscono in unico progetto: quello del controllo sociale. Questo nasce dal fatto che con lo sviluppo della guerra imperialista sotto le vesti “di guerra al terrorismo”, necessita nelle metropoliimperialiste la tranquillità sul fronte interno (controrivoluzione preventiva). E ormai è noto che da decenni si sta sperimentando l’inserimento nel corpo umano di microchip. Questi microschip dalla dimensione di 5 millimetri (un capello è di 50 micromillimetri) possono essere posizionati in qualunque corpo, è difficile scoprili e toglierli. Le persone possono essere monitorate via satellite 24 ore su 24 per tutta la vita, ovunque vi trovino, influenzando le loro emozioni, pensieri e comportamenti. I disordini mentali saranno controllati tramite i microchip inseriti nelle persone; si possono inviare ad esse i tracciati precedentemente registrati dei loro stati psicofisiologici “normali”. Con questo sistema una persona ritenuta scomoda può essere indotta a diventare psicotica, essere punita con angosce e dolori corporali, resa malata danneggiando i suoi organi, uccisa. Chi controllerà tutto questo? E’ un rischio che possiamo permetterci di correre?

NOTE

(1°) Nelle appendici della Storia della follia nell’età classica, M. Foucalt ci lascia un’accurata documentazione di questi fenomeni. (2°) Ne parlavo già nell’articolo Dall’Eugenetica al Transumanesimo vedere nel sito www.avaem.org/www.associazionevittimearmielettroniche-mentali.org/Scienza (3°) In suo intervento di presentazione di un corso c/o la Facoltà di Psicologia di Roma:Il Corso vuole chiarire sul piano storico negli aspetti teorici ed anche in quelli clinici e didattici lo sviluppo della psicologia e della psicoanalisi in Italia nel Primo e nel Secondo dopoguerra. Pur appartenendo la psicoanalisi alla psicologia, per ragioni storiche e culturali e per certi aspetti anche politiche, le difficoltà affrontate sono state differenti, tanto da rendere utile un discorso articolato sui vari aspetti dello sviluppo di queste discipline e sui loro rapporti. Uno dei chiarimenti di fondo del Corso consisterà nel mettere in evidenza come le difficoltà di sviluppo in Italia della psicologia e della psicoanalisi non sono certo state causate dall'assenza di studiosi, teorici e clinici, di valore. Basterebbe pensare, per la psicologia, alla poderosa opera pionieristica di Sante De Sanctis e per la psicoanalisi di Weiss e Musatti. Ma situazioni storiche ed anche politiche hanno pesato sulla cultura in generale ed in modo specifico nel nostro paese sullo sviluppo della psicologia e della psicoanalisi. In questo senso sarà analizzato il rapporto tra la psicologia e la psicoanalisi e saranno analizzate le difficoltà del loro affermarsi. Questo, in particolare, in riferimento all'influenza, nel nostro paese ed in particolare per una disciplina, in un difficile sviluppo, come la psicologia, dell'idealismo, del positivismo, in una parte della cultura cattolica e del marxismo. Tutto questo, sulla base di una personale e lunga esperienza sul piano clinico e didattico con particolari riflessi anche su quello teorico, esperienza iniziata nel lontano 1939, nel C.N.R. diretto da Ferruccio Banissoni e protrattosi per alcuni decenni. Sarà anche utilizzata una certa casistica clinica legata ad una lunga esperienza svolta nel campo della prima infanzia.